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SERGIO MATTARELLA - RIAVREMO UN FUTURO? - Cesareni LuigiCesareni Luigi

SERGIO MATTARELLA – RIAVREMO UN FUTURO?

Il Presidente Sergio Mattarella con il suo discorso di fine anno, breve e pacato ma intenso, ha aperto uno spiraglio, uno strappo, nel sudario nel quale le fanfaronate di Matteo Renzi e la politica dissennata del Partito Democratico hanno avvolto l’Italia e gli italiani tutti. Ci eravamo quasi assuefatti  e rassegnati agli interminabili monologhi permeati di supponenza e di cattedraticitá di Giorgio Napolitano fin del suo predecessore (horribile dictu) Oscar Luigi Scalfaro, a tal punto che l’aspetto parco e gentile di un vero Signore ed il suo eloquio rispettoso ma determinato ci (mi) hanno sconcertato. Il discorso di Sergio Mattarella è stato per buona parte un inno all’italianitá nel rispetto  del diritto al  lavoro per tutti e dell’etica dei doveri, nella solidarietà e nel soccorso disinteressato nei tragici eventi da parte di volontari e organismi istituzionali; un inno alla democrazia  nelle evocate “ energie positive “ presenti in ogni aspetto della vita sociale, nei “ valori condivisi “  auspicati nell’espletamento di una politica responsabile e nella “ rinnovata etica dei doveri “  indispensabili in chi ha la responsabilitá di rappresentare il popolo. È stato anche un accorato invito ad abbandonare l’odio e la violenza verbale nell’agone politico poiché tossici alla società e lesivi della sua sopravvivenza democratica.

Sergio Mattarella pare essersi smarcato da quel  Matteo Renzi del quale lo reputavo al traino e senza illusionismi da “pifferaio magico”, affabulazioni mistificatorie e scevro da stentorei miracolistici proclami, con la semplicità di un discorso lineare e realistico ha indicato la giusta via per l’avvio ad un risanamento della politica italiana che anche consiste nell’indispensabile priorità di una legge elettorale condivisa prima di indire il suffragio popolare, che se indetto senza regole precise non puó dare agli elettori garanzia alcuna del rispetto delle loro scelte.

Certo, la frammentazione delle tesi politiche alla quali soggiace il parlamento ( tipiche dell’amore ad una dialettica polemica e litigiosa fine a se stessa e quindi ben lungi dall’estrinsecarsi in logica politica e quindi per lo piú espressione di protagonismo ) rende arduo il cammino verso una legge elettorale condivisa che ponga l’interesse nazionale prioritario rispetto ai desiderata partitici, specialmente ove questi amoreggino con le farneticazioni dell’Unione Europea che impone cessioni di sovranità monetaria e legislativa, rinuncia all’identitá storica nazionale nell’accettazione di una micidiale realtà multietnica e multiculturale, leggi islamofile propedeutiche all’affossamento del sentire e del vivere democratico del mondo occidentale. Cosí come l’ambizione personale di taluni personaggi immeritatamente sulla cresta dell’onda nel nuovo governo, tuttora non eletto dal popolo, ( cito ad esempio: Maria Elena Boschi, Valeria Fedeli, Angelino Alfano, Roberta Pinotti e lo stesso Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ) o di altri che la smania di protagonismo e la presunzione di ritenersi indispensabili ( cito ad esempio: Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Massimo D’Alema, Denis Verdini ) dentro e fuori il Parlamento mestano per imporsi nell’olimpo decisionale del popolo italiano. Probabilmente per costoro Mattarella ha parlato invano.

L’alleanza di centro-destra è un poco come l’araba fenice che tutti dicono esista ma nessuno la vede o ne conosce l’ubicazione. “ Uniti si vince” ha piú volte affermato il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ma proprio lui per primo ha affossato la neonata unitá dapprima determinando rottura con Lega e Fratelli d’Italia sul candidato a sindaco di Roma proponendo Guido Bertolaso, poi, a rapporti nuovamente imbastiti, ha reiterato lo strappo sulla leaderschip di Stefano Parisi in Forza Italia al timone della quale egli intende eternarsi. È un ultraottantenne invaghito di se stesso che non troverà mai il suo delfino nonostante che in Forza Italia se ne possano vedere piú d’uno. È l’Italia della gerontocrazia fallimentare degli Scalfaro, dei Napolitano e dei Berlusconi, con buona pace del Presidente Sergio Mattarella.

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