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LA TERRA DEL PADRE - Cesareni LuigiCesareni Luigi

LA TERRA DEL PADRE

La festa di Atreju indetta da Giorgia Meloni ci induce (o ci dovrebbe indurre) ad alcune riflessioni che, travalicando ideologie e convenienze, ci riportano al significato principe della parola Patria (etimologicamente “ Terra del Padre”) che nella sua semantica racchiude l’essenza dell’essere e del vivere. Essenza che non solo ci identifica in un contesto localistico ma, soprattutto, suscita sentimenti di orgogliosa appartenenza ad una precisa comunitá identitaria, culturale, storica. “Patria” é  il riconoscersi in una famiglia allargata, con avi che si perdono nella notte dei tempi fino a ritrovarsi ed identificarsi nel “ Pater “ capostipite, in una realtà metafisica. Un altro grande significato è ìnsito nella parola “Patria”: essa sottende il naturale assunto di “Famiglia” dichiarando un “Pater” e, di riflesso, una “Mater”: entimema? Forse ma certamente una realtà concreta che si estende a tutti i popoli, ognuno sulla propria terra.

Sventura per un popolo nel quale si affievolisse l’amore per la propria Patria: non saprebbe ritagliarsi un degno futuro ignorando le proprie origini e la propria storia, quindi abdicando alla propria identità ed alla  propria cultura ormai inficiate da identitá e culture antitetiche. Non è il baratro sull’orlo del quale si destreggia l’Italia? Italia assediata da forze dirompenti propugnanti societá multietniche, multiculturali, interreligiose, quindi fautrici di quell’oscurantismo culturale che a partire dal 1968 (forse anche qualche anno prima) depauperarono la scuola dall’insegnamento dei valori patriottici che ispirarono gli eroi e la letteratura del nostro Risorgimento e nel contempo minarono e via via compromisero il senso del rispetto verso la scuola, le istituzioni, la famiglia, il Padre. Forze protese ad obnubilare la Patria finanche nella sua terminologia, irrisa come concetto astratto, vecchio e superato; forze protese alla distruzione della famiglia naturale  sostituendola con  l’immonda famiglia Gender; forze che nella depravazione delle lobbies LGBT trovano ispirazione e sostegno; forze che dai nefasti insegnamenti del marxismo-leninismo traggono alimento per distruggere la Famiglia e lo Stato sovrano.

La festa di Atreju non puó certo costituire momento di gioia e fratellanza per i mostri illiberali della sinistra italiana e non puó certo richiamare all’orgoglio dell’identitá italiana chi da tempo trama per distruggerla compiacendosi dell’invasione delle vandaliche orde islamiche, siano africane o mediorientali: le “risorse” tanto care a Laura Boldrini e alla masnada PD tanto infervorata nella progettata legalizzazione dello  ius soli. Cosí come per le menti ottenebrate da odio viscerale e demenziale non puó costituire orgoglio culturale la serena visione di opere e monumenti creati in un momento storico controverso (il fascismo), a tal punto di fanatismo da voler emulare la furia distruttiva dei talebani afghani che nel 2001 distrussero le statue dei Buddha di Bamyan; a tal punto da giustificare (come ha fatto l’ANPI assolvendo la criminalità comunista di allora e di ora) la tortura, lo stupro, l’assassinio nel dopoguerra del 1945 nel Savonese, di una bambina tredicenne: Giuseppina Ghersi. Ai comunisti di ogni tempo e ai cattocomunisti di ora poco o nulla interessa del lavoro che manca, della povertà dilagante, del degrado che deturpa le nostre cittá grazie alle “risorse” boldriniane, ma si arrovellano nei reiterati tentativi di legalizzare l’uso della cannabis, di estendere la diffusione dell’ideologia Gender nelle scuole di ogni ordine e grado, di sacrificare la sovranitá dello stato Italiano alla mostruosa piovra dell’Unione Europea.

Mai come ora “la Terra del Padre”, la Patria Italiana è stata cosí gravemente offesa e tradita, nell’indifferenza di tanti italiani che hanno smarrito il senso dell’identitá, della dignità, dell’orgoglio di ritrovarsi all’ombra del Tricolore santificato dal sangue dei padri che attraverso tante guerre ci hanno donato libertà e democrazia.

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