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Carducci: "AL BEATO GIOVANNI DELLA PACE" - Cesareni LuigiCesareni Luigi

Carducci: “AL BEATO GIOVANNI DELLA PACE”

La lieve ironia che traspare da tutta questa lirica, non tragga in inganno. In realtà il Poeta ci propone una pesante denuncia dell’opportunismo e dell’ingerenza della Chiesa nei rapporti internazionali strizzando l’occhio all’espansionismo Francese e Tedesco, oppressori della libertà e dell’indipendenza Italiana. Lo svergognato opportunismo della Chiesa, che si avvale del fideismo di Alessandro Manzoni e di compiacenti storici e filosofi e di ogni e qualsiasi idolo riesca ad esumare dalle tombe, serve egregiamente a rafforzare il suo potere temporale. Poco importa l’onestà morale ed intellettuale: l’importante è apparire magari ostentando un frammento di reliquia poichè tutto serve ad imbrigliare la fede ed il favore del popolo. Non credo servano ulteriori commenti che suonerebbero offesa all’intelligenza dei lettori, se non sottolineare il grande valore poetico che traspone una grave denuncia sociale e morale in armoniosissima lirica.

Al Beato Giovanni della Pace

Oggimai che ritornati
Son di moda stinchi ed ossa
E né pure gl’impiccati
Son sicuri ne la fossa,
Anche a voi la quiete spiace
Fra Giovanni de la Pace ?

Bravo Nanni, la persona
Rilevata su bel bello,
Una santa pedatona
Voi menaste ne l’avello
E gridaste: ” Giuraddio!
S’é così ci sono anch’io.

Su da bravo Cosimino !
Vieni fuor con la brigata,
Metti in pronto il baldacchino,
E facciam la passeggiata.
Era tanto che giacevo !
E’ tornato il medio evo ! “

Ma da vero ma da vero
Che n’avete ogni ragione.
Ecco il presule ed il clero
A menarvi in processione,
O soldato trionfante
De la Chiesa militante.

Viva pur Sandro Manzoni !
Quant’é mai che s’arrabatta
Co’ filosofi nebbioni
E gli storici a ciabatta !
Acqua santa a piena mano
Tutto il secolo é cristiano.

Libertà, indipendenza,
Paganissima utopìa,
Offendevan la decernza
De la santa teoria,
Ora stabile e fondata
Su l’Europa incatenata.

Guarda mo’, Castelbriante
La tua Francia torna a Dio:
Bonaparte é novo Atlante
A la cattedra di Pio:
Fan da Svizzeri a San Piero
I nipoti di Voltèro.

Cristo par sia ritornato
Fra’ bagagli di Radeschi,
Su l’altare appuntellato
Da le picche de’ Tedeschi.
Convertì la baionetta
Questa terra maledetta.

Questa terra, che del nostro
Sangue e pianto é molle ancora,
Brontolando un paternostro
Su zappiamo a la buon’ora,
Per trovare ossa di santi
O di frati zoccolanti.

Vo’ veder, se l’uso tiene,
Cristianissima Parigi,
Abbigliar le Maddalene
Col soggòlo e i panni bigi,
E mandarle a’ lupanari
Con in petto i reliquari.

Che t’importa o razza sfatta,
De le cose di quaggiù ?
Un fermaglio a la cravatta
Con un osso di Gesù:
Una formula d’usura
Con un passo di scrittura !

Che volete? Il cristianesimo
E’ un romanzo che fa chiasso,
Ci scordammo del battesimo,
Ma cantiamo col compasso
Com’ un’aria di Lucia
Paternostro e avemaria.

Presto dunque il reliquario,
E ben venga il santo novo !
Tra i compari del lunario
Anche lui si faccia il covo,
Avvocato e servigiale
De la pace universale.

Bel vedervi, fra Giovanni,
Ritto ritto su l’altare,
E briachi per gli scanni
I canonici a russare,
E i devoti bisbiglianti
Di cambiali e di contanti.

E le belle penitenti
Mentre cantan litania
Affittar nuovi serventi
Per l’entrata in sagrestia,
Invocando la Madonna
Quando s’alzano la gonna.

                                                             Giosué Carducci
Maggio 1850
da Juvenilia

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