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CASO MARÓ: RITORNA L'INCUBO? - Cesareni LuigiCesareni Luigi

CASO MARÓ: RITORNA L’INCUBO?

Mi ero quasi illuso di non dovermi piú occupare del calvario dei Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone avendo riposto la mia (quasi) fiducia nell’operato della Corte Internazionale dell’Aja demandata a stabilire la spettanza del tribunale giudicante, se all’India o all’Italia, in merito agli accadimenti di circa sei anni fa che videro i due Maró ingiustamente accusati ( come deliberato dal tribunale internazionale di Amburgo,  viste le prove, le risultanze  e le perizie) dell’omicidio di due uomini del peschereccio indiano St. Antony nel Febbraio 2012. Atti giudiziari che le autorità indiane del Kerala disconoscono ritenendo i nostri due militari “colpevoli “ a priori e quindi reclamandone la detenzione ed il giudizio in India. Autoritá indiane che come emerse dai citati atti giudiziari di Amburgo tentarono di manipolare e falsificare le incontrovertibili prove che assolvevano i nostri due militari.

Ora, a rinfocolare dubbi e timori c’è il comportamento della Corte dell’Aja inusitato e contrario ai principii base del diritto ( secondo il quale qualsiasi documento depositato in un tribunale deve essere pubblico) negante l’accessibilitá alla documentazione indiana in oggetto e cosí gravemente ostacolando la difesa di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Di per sé l’aver affidato al tribunale internazionale dell’Aja la delibera sulla definitiva competenza del tribunale giudicante circa lo stato, Italia o India, nel quale tenersi il processo dei due Maró è l’ennesimo grave errore originato dalla codardìa, dall’ottusitá e dalla pilatesca ipocrisia del governo italiano. Infatti qualora a seguito della sentenza fosse il tribunale indiano a dover decidere la sorte di  Massimiliano Latorre e di Salvatore Girone, costoro sono da ritenersi fin d’ora condannati, stante il tuttora reiterato proclama del Kerala di considerarli colpevoli a prescindere, a dispetto della sentenza assolutoria del tribunale di Amburgo. Inoltre la paventata scellerata sentenza dell’Aja affiderebbe la sorte dei nostri due militari ad uno stato, l’India, nel quale é vigente la pena di morte, quindi contravvenendo ai disposti sanciti dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo sottoscritti dagli Stati Europei il 3 Maggio 2002 a Vilnius che, oltre a negare sempre e comunque la pena di morte negano l’estradizione in uno Stato nel quale sia presente ed attuabile la pena capitale.

L’unica via d’uscita sarebbe, a mio avviso, una sentenza del Tribunale dell’Aja che legittimasse il tribunale di uno stato terzo europeo (ad esempio la Svizzera) a istruire il processo finale sulla colpevolezza-innocenza dei due Maró imputati e quindi ad emettere la sentenza definitiva.

In tutto il doloroso calvario nel quale governi clandestini perché non eletti dal popolo italiano hanno precipitato i due Fucilieri di Marina emerge sempre piú evidente l’inadeguatezza e la pericolositá sociale dei singoli componenti dei governi che si sono succeduti dal 2012 ad oggi che, a mio avviso, si sono macchiati di alto tradimento verso l’onore dei nostri soldati e verso la Forze Armate Italiane e quindi, in definitiva, verso l’Italia atteso che i due Maró in missione rappresentavano le Forze Armate Italiane e l’Italia stessa,. Ora, nella deprecata eventualitá che la sentenza dell’Aja (presumibilmente tra la metá e la fine del 2018) affidasse all’India il processo finale dei due Maró, non rimane che sperare che un nuovo governo italiano in un sussulto di dignità (?) ed orgoglio (?) disconoscesse la sentenza e dichiarando innocenti (rifacendosi alle risultanze del Tribunale di Amburgo) e non piú perseguibili  i nostri due Fucilieri di Marina se li tenesse stretti e protetti nella Patria Italiana. ( Utopia?)

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